L'uomo libero è dannato

ANTONIO REZZA

Don Andrea, Dio e l’Arte
di ANTONIO REZZA, attore, regista e scrittore

Scrivere qualcosa su di noi (Antonio Rezza e Flavia Mastrella), sulle nostre perversioni e virtuosismi in relazione involontaria alle gesta di Don Gallo non è un atto strumentale. Conosco le dinamiche della religione imposta dallo Stato apparentemente laico e l’inconsistenza del pensiero politico moderno. Non considero la politica un’attività superiore della mente poiché troppo incline al compromesso e meno pura dell’idea senza padrone. Politica e religione sono due mali non necessari e mi stupisco sempre nel constatare che l’uomo di potere ha di rado spunti di inventiva e velocità di esecuzione. In sintesi penso che l’essere umano creda in uno Stato senza virtù e demandi le sue responsabilità a un Dio troppo lento per essere competitivo.

Proverò così a mettere l’impeto che distingue la figura difforme di Don Gallo in rapporto al nostro modo di essere impetuosi attraverso il libero arbitrio. Primo punto di contatto è l’ossessione legata a un pensiero che diventa malattia. Nelle nostre opere ci sono elementi compulsivi e autoreferenziali che creano un’energia cinetica che spossa lo spettatore senza garantire riscatto morale, un’energia depravata che noleggia un benessere a orologeria.

L’arte non deve soccorrere, non è un ospedale, mentre Stato e religione sono costretti a garantire la speranza poiché il potere politico e quello spirituale non possono sottrarsi alle responsabilità. La differenza tra l’arte che aiuta involontariamente e la spiritualità che lo fa per vocazione è che l’una aiuta non volendo, l’altra pur volendo non risolve. Ecco perché gli elementi concreti come le azioni di Don Gallo esulano dall’aspetto spirituale di ogni uomo per rientrare nell’utilità materiale che crea sollievo alla carne. La carne che non ha spirito.

Lo spirito è inconsolabile. La carne soffre con il sangue. Lo spirito raramente si sporca le mani, preferisce l’estasi alla concretezza, non ha ambizioni pratiche. Don Gallo dimostra che anche attraverso una cecità ammirevole, opposta a quella cecità falsa della spiritualità canonica, si possono ottenere gesti che scavalcano il muro fasullo della trascendenza per toccare il tessuto sociale e morale di chi quei gesti li condivide. Don Gallo dava peso relativo al potere ecclesiastico e politico.

Noi non diamo alcuna credibilità al senso dell’istituzione. Quello che ci unisce a Don Gallo è forse l’atto performativo con una radice comune volta alla rappresentazione tecnica della pantomima organizzata. Con i moderni canali di diffusione Gallo è riuscito a fare dell’insurrezione una sorta di regia teatrale a diffusione controllata. Ha fatto quello che l’artista fa con gli strumenti del rancore, amplificando il gesto attraverso l’occhio di chi vede. Ha realizzato una performance che ha coinciso con una vita dedicata al dissenso.

E’ stato più popolare di tanti artisti perché la ribellione di un uomo di Dio è più commerciale delle differenze radicali nell’arte. Ha fatto una regia di se stesso in tempo reale. E’ stato un performer, i suoi atti si sottraggono con forza alla gerarchia imposta da una trascendenza che non ha parola e soluzione. Ha fatto quello che facciamo noi. Con una differenza radicale: Don Gallo credeva in un Dio diverso da quello imposto, in un futuro legato alla salvezza del presente. Io credo che l’idea di Dio non sia necessaria in un organismo sano, come la poesia.

E’ l’essere umano sofferente che cerca consolazione nell’impossibile. Don Gallo avrebbe potuto essere il primo uomo di chiesa ateo della storia ma non esercitando direttamente il potere non ha voluto negarsi al credere. Dio è solo una grande idea e come tutte le invenzioni merita rispetto. “Dio è autodidatta, questo è il suo grande limite”. E’ sempre una questione di assenza di cultura. E Dio non ha la struttura biologica per essere colto, è inadatto all’apprendimento. Se Don Gallo fosse stato meno altruista, avrebbe colto questa diabolica sfumatura. Ma la bontà distrae dalla perversione. E l’etica nell’arte è la più grande menzogna della comunicazione. Ecco perché l’uomo libero è dannato.

Antonio Rezza

Fonte: 30GEN2014  – http://sulleormedidongallo-genova.blogautore.repubblica.it/

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.